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IOLBlog

L'Abruzzo del post-terremoto
di castaway

Il dolore ed il contegno di chi in Abruzzo vive, ama, sogna e spera

Le strade di casa

Scritto da castaway il 14/04/2010

And you know it’s time to go
Through the sleet and driving snow
Across the fields of mourning
Light in the distance
...
I’ll be there tonight, I believe
I’ll be there, somehow
I’ll be there tonight
...
Tonight we’ll build a bridge
Across the sea and land
See the sky, the burning rain
She will die and live again
Tonight
...
Oh don’t sorrow, no don’t weep
For tonight, at last
I am coming home
I am coming home

U2, A sort of homecoming, 1984

Le strade di casa si percorrono sempre per accedere al recupero della propria identità.
Identità intesa nella sua accezione più ampia, dall’identità personale legata al proprio passato e alla propria infanzia, all’identità collettiva legata ad un luogo e ad una storia che nella memoria si fanno narrazione, nostalgia, appartenenza, in una ricerca convulsa e composita proprio dell’identità. Cercare la propria identità significa dunque ripercorrere la strada, anzi le strade – giacché nell’arco di una vita esse si moltiplicano – che riconducono a casa; una casa per ciascuno vissuta sognata immaginata ambita negata e poi nuovamente cercata; una casa dell’anima che è paese, luogo (o non luogo), nostalgia, mito.
Sui cigli di ogni strada che percorriamo si affacciano mondi eterogenei che a loro volta si aprono su realtà diverse, che si rispecchiano e si integrano nella parabola di ciascuna esistenza che vive nella compresenza di presente e passato, di epifania dell’attimo e memoria, di ore fuggitive e anni ormai lontani. Il ricordo è un flusso continuo e dilagante.
Il tempo non è univoco, non ha un’unica direzione e non corre a velocità costante; spesso s’incrocia con un altro tempo che ci viene incontro dalla direzione opposta, dal passato, e per un certo tratto quel passato ci è accanto, nel nostro presente. Il tempo lascia le cose come sono, o come sono state. La memoria le modifica, le plasma, ne smorza gli angoli acuti, dolorosi, ne rimodella la forma, l’immagine, l’idea. Il passato non tace mai. A volte si assopisce nei meandri più reconditi della nostra anima, per poi deflagrare nell’attimo, nell’istante che è il nostro qui e ora. Il passato che irrompe nel presente, nel quotidiano altro non è se non il riverbero di una eco lontana, quella stessa eco di cui parla Anna Achmàtova quando dice "la strada del passato è da tempo sbarrata, e a che mi serve ora il passato? Che c’è in esso? Lastre di pietra bagnate di sangue o una porta murata, o un’eco che per quanto io la implori non può ancora tacere. A questa eco è accaduto lo stesso che a ciò che porto nel cuore". Questa eco è ciò che abbiamo nel cuore.
Per ritrovare la strada di casa bisogna percorre i binari del tempo compiendo lunghi viaggi.
Il viaggio è un incessante movimento che percorre il tempo. Durante il viaggio, possiamo fermare in un’istantanea fotografica momenti, oggetti e persone che “appartengono” al viaggio, attribuendo ai differenti soggetti la medesima valenza estetica proprio in virtù del loro essere appunti, preziosi tasselli che messi insieme daranno l’immagine di un luogo che in uno stralcio di vita è stato casa. Perché il viaggiatore, dovunque vada è consapevole del fatto che chi viaggia è sempre alla ricerca della propria casa, in qualsiasi posto si trovi. Le immagini, le sensazioni, gli appunti che fissiamo durante il viaggio divengono sistema oggettuale personale, in questo modo procediamo come il viaggiatore che legge e annota i nomi delle stazioni che oltrepassa col treno o agli angoli delle strade dove lo portano i suoi passi, ben consapevole che solo nella rilettura a posteriori vivrà la vera essenza del viaggio e sarà questa l’unica chance per trovare una delle strade che conducono a casa.
Quando siamo lontano da casa, per ritrovarne la strada spesso ci aggrappiamo alla nostalgia. Nazim Hikmet appuntava in viaggio verso Varsavia: "durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me, non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell’afa o del caldo nel gelo, era qualcosa che non può giungere a sazietà, non era gioia o tristezza, non era legata alla città alle nuvole alle canzoni ai ricordi era in me e fuori di me. Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia". Nostalgia che costantemente ci accompagna verso casa. Nostalgia che è una maledetta bestia divoratrice, mai sazia del suo pasto. A volte proviamo nostalgia di un tempo perduto che in teoria non ci appartiene e ci sentiamo come George Byron che andò a combattere in Grecia per rivivere l’aura del classicismo. Oppure ritorniamo al tempo perduto attraverso il potente strumento della memoria sensoriale, visiva ed olfattiva soprattutto, e un affilato dolore ci si pianta nel cuore per la nostalgia della nostra personale madeleine proustiana. E ancora nostalgicamente rimpiangiamo quella vita parallela che poteva essere nostra, quando camminiamo per le strade di una qualunque città che sentiamo intimamente amica, e che accoglie persone, case, cose che ci accorgiamo essere dolorosamente, perdutamente famigliari in quanto cifre e simboli di eventi puramente interiori. Scrive in versi Hermann Hesse come rende sì stranamente triste/una passeggiata per una città straniera/che giace e dorme nella notte tranquilla/e che ha tetti dalla luna illuminati/e sopra torri e timpani va/il bizzarro gregge delle nuvole/come un taciturno e possente spirito/che profugo cerca una patria/tu però, all’improvviso sopraffatto/ti abbandoni al dolente incanto/e deponi il tuo fardello/e piangi a lungo amaramente.
Il senso della partenza è sempre nel ritorno.
Appartiene anche a noi la sentenza del poeta Novalis "Dove mai andiamo?Sempre a casa".
Spesso partiamo per incontrare fratelli, parenti, amici che sono schegge di casa sparse per il mondo. A volte invece partiamo alla ricerca di una terra promessa, che forse troveremo soltanto alla fine del viaggio. Cesare Pavese quasi imprecava invocandola: "tu sei come una terra che nessuno ha mai detto. Tu non attendi nulla se non la parola che sgorgherà dal fondo come un frutto tra i rami. C’è un vento che ti giunge. Cose secche e rimorte t’ingombrano e vanno nel vento. Membra e parole antiche". Partiamo come Ulisse, sapendo che l’Itaca che è nel cuore è più grande di quella reale, e per far sì che esse collimino bisogna esperire Circe, Nausicaa, i Feaci e i Ciclopi. Solo allora si potrà fare ritorno a casa con la certezza che Itaca è bella perché gelosamente custodita nell’anima, rimpianta e agognata nei giorni di tempesta.
A volte facciamo ritorno in luoghi che gli uomini e la storia hanno stravolto, ma la dolcezza dei nostri ricordi insiste a farci sentire a casa. Attraverso la poetica dello sguardo, il narratore-cantore-corifeo de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders recandosi nella Potsdamerplatz, deserto metropolitano all’epoca del muro e una volta cuore pulsante della città, dice: "non riesco a trovare la Potsdamerplatz. Credo sia qui. No, non può essere qui. Non s’incontra nessuno cui poter chiedere, era una piazza animata". Di fronte lo sconcerto di un luogo irriconoscibile la memoria spazza via il vuoto della scempiaggine umana e il saggio narratore, sedendosi su una vecchia poltrona abbandonata in mezzo all’immensa radura-ex piazza a ridosso del muro, dice "ma non mi do per vinto finché non avrò trovato la Potsdamerplatz". Il senso del ritorno è proprio in questa ricerca ostinata, che ogni volta ci concede l’accesso ad un pezzo sempre più grande della nostra casa.
"Le strade non portano a nessuna mèta, tutte terminano in noi" scrisse Josè Hierro Real. Forse è per questo che instancabilmente cerchiamo la strada per tornare a casa, scegliendo ogni volta il sentiero più tortuoso, consapevoli che solo percorrendo proprio quel sentiero ritroveremo ogni cosa al suo posto – ogni gesto mancato ogni frase non detta ogni rapporto spezzato – e che ci farà dire ogni volta sto tornando a casa.


Ultima modifica: 26/04/2010



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Commenti a questo articolo:
Buongiorno,

Siete schedati, divieti bancari e non avete il favore delle banche o meglio avete un progetto e necessità di finanziamento, una cattiva cartella di credito o necessità di denaro per pagare fatture, fondo da investire sulle imprese. Allora se avete necessità di prestito di denaro non esitate a contattarlo per mail.
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Persona non seri astenersi

Grazie

Scritto da lauvergne60 il 22/09/2017 11:53