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Ma quale Transiberiana?
di Babuska109

Dal finestrino del mio viaggio

Come la mamma

Scritto da babuska109 il 25/09/2011

Alla mia etá mia madre aveva giá una figlia all'estero.
Una figlia emigrante. Da pochi mesi, tremendi e meravigliosi, una figlia che calpestava la neve di una cittá tedesca che era bellissima; una cittá che sapeva di Derrick e di sogni pallidi e nebbiosi, acerbi -ma lei non lo sapeva- come la sua mente, come la sua vita che fioriva nel gelo di insegne incomprensibili, indirizzi nuovi e persone sconosciute. E tante, tante inconfessate speranze, timide, informi, ma tenaci come le corde inzuppate sulle banchine, pronte a trainare qualsiasi nave verso il proprio porto.

Oggi mi guardavo allo specchio e cercavo i suoi occhi; ma proprio in quegli istanti in cui lo volevo, il suo volto che spesso mi sorprende, indesiderato, non c'era. Mia madre aveva i miei anni adesso, e me giá partita, fuori di casa, in nuove storie, per sempre. Ma mia madre, che era stata bella solo quando io non potevo riconoscerlo, giá non lo era piú; mia madre era piú vecchia di me, molto di piú. Mia madre aveva avuto una vita piú lunga, lottato contro la fatica e contro mio padre. E contro di me, che ero forte. Contro di me per secoli, fino a non poterlo neppure raccontare; fino a fondere ogni dolore in un vortice indistinguibile.

E invece oggi guardano me, e pensano 'mamma giovane'. Oggi che le donne mie coetanee spesso girano col passeggino, o magari col pancione del primo figlio.
Come cambiano i tempi. Come cambia tutto nella vita.
Cambiano i luoghi e le musiche; i nomi dei protagonisti in film che si susseguono senza sosta; le circostanze e i sentimenti; mutano i drammi e si trasformano in veli che danzano via dal nostro sguardo per divenire solo un minuscolo punto nella volta dei ricordi.

E cosí ció che ieri ci faceva tremare e con un gesto poteva schiacciare tutto ció di cui eravamo fatti, oggi non é che il passo di un vecchietto carico di tristezza, a cui non sappiamo neanche dare un abbraccio, e abbiamo pure vergogna di coglierne il bisogno.
E tutta quella malinconia, tutta quella nausea dentro che non potevamo placare né gettare fuori, ora non sappiamo nemmeno piú dove sia finita. Ma soprattutto, non capiamo piú perché accidenti le abbiamo dato da divorare anni interi colmi di vento e tenerezza.

E poi viene il peggio, quando un giorno ti guardi allo specchio e pensi che hai l'etá di tua madre e che il perché nella vita non c'é. Non ci sono perché. Non ci sono quelle ragioni inarrivabili inestricabili che volevamo a tutti i costi figurarci perché la nostra esistenza avesse un senso. Semplicemente, non esistono. Erano ipotesi, illusioni della giovinezza, perché la ruota potesse continuare a girare.

Tutto cambia e non ce ne accorgiamo neanche, perché anche noi siamo in viaggio, con tutte le cose attorno. E come sul treno alla stazione, ci sorprendiamo sempre e ancora a chiederci chi si sta muovendo.




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Commenti a questo articolo:
Triste ma mi e' piaciuto.

Scritto da libra7 il 12/01/2012 07:09