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Ma quale Transiberiana?
di Babuska109

Dal finestrino del mio viaggio

Cara Marta

Scritto da babuska109 il 30/09/2011


Cara Marta,

e allora com'é la prima elementare? Sono sicura che tua figlia se la stia cavando benissimo.
Oggi ho portato i bambini a scuola e poi sono andata a girovagare; volevo fare colazione al solito caffé ma chissá perché ho deciso di tirare dritto. In un'anonima assolata stradina di München, ho scovato una Konditorei carinissima che sa ancora di anni '70 e fa delle torte buonissime.
In piú ci sono in cucina il pasticciere e le cameriere che copulano in stretto bavarese. Un gioiellino.
Ti manderó una foto.

Questa mattina é il 30 settembre e la cittá scintilla sotto il cielo terso, ci credi?
Sulla via che portava alla fermata della metro, tra due file di alberi appena ambrati, un sole magnifico mi é divampato in pieno viso.

Cara Marta, spero che anche da te sia sereno, il piú possibile.
Sí, le vacanze sono andate. Ed é buono cosí. Piú che altro adesso mi rendo conto che in quei giorni ho abitato fuori da me stessa. Ma sono passate, e ora è benvenuto l'autunno con tutte le sue foglie sparse.
Sapessi quant'è bello ottobre qui... i viali diventano un manto colorato e fluttuante che gioca col vento e con lo sguardo, e la gente ritorna, per quanto possibile, ad essere normale, dopo l'esaltazione estiva.

Sai Marta, mentre camminavo per vie sconosciute con un pacco di dolci in mano, pensavo che forse sono felice. Oggi. Pensavo che magari ne è valsa la pena di fare tutta questa fatica, di perdersi tante volte per percorsi storti e arrancare infiniti chilometri per arrivare fino qui a trovare una casa, una casa dentro. Oh Marta, com'é stato difficile i primi anni, capire dov'ero e senza mai veramente saperlo andare avanti seguendo un filo ritorto e fragile.

Ti ricordi io e te in un supermercato di Montpellier a discutere di Sartre e decidere il nostro futuro tra gli scaffali e i frigoriferi di formaggio?
Ebbene, forse é andata un po' diversamente rispetto a quel piano. Tu sei lí e io sono qua e nessuna delle due compra il pane in francese.

Come sono trascorsi in fretta tutti questi anni, e dove ci hanno trasportato... come le mie foglie, del mio ottobre lungo il fiume di Monaco di Baviera: hanno giocato con noi, ci hanno soffiato in alto e poi in picchiata a sfiorare il suolo per volteggiare in morbide planate. Eppure sai, io sento che queste parole sono le stesse che ti avrei scritto sui bigliettini dei nostri banchi del liceo C.E. Gadda, che insieme detestammo a morte, finché tu non prendesti 60. E io no.
In fondo il tempo non esiste che in un'acrobazia mentale, e io in questo istante sento di essere immobile.

Amica mia, io non lo so se tutti sono cosí, se tutte le donne di quasi quarant'anni si scrivono queste cose un po' folli, ma mi basta e mi riempie di gioia che io e te lo siamo, che io e te siamo sempre noi senza paura di esserlo.

Quando verrai a trovarmi, speriamo non piova, ti porto in quella pasticceria, ma al mattino, alle otto, prima che tutti si sveglino, quando ancora siamo sole sulle strade pulite, e possiamo di nuovo fare castelli per i prossimi vent'anni, ridendo e discorrendo di Goethe, stavolta. Oppure dell'Apfelstrudel, se ti pare.
O di quello che stanno combinando i nostri figli nel frattempo, e cosa stanno sognando.

Io e te Marta, quel giorno saremo meno abbagliate di allora, ma ti assicuro che mentre tornavo a casa, pensavo che tutto va bene, anche quello che non va, anche lí dove fa ancora male, anche dove nessuno ha mai guardato, va bene cosí. Non so spiegartelo meglio, ma sono sicura che tu lo sai quanto me, e che quella mattina, per mille ragioni che non riusciremo mai a dirci, sará la piú bella che possiamo vivere, e sará cosí come solo puó essere.


Ti abbraccio.




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